LA BENEDIZIONE DEL CALIFFO
Un giorno d’estate di una decade fa:
Recuperare LoscoFiguro1 dall’aeroporto , di ritorno dai suoi viaggi lavorativi orientali, è sempre stata un ottima scusa per prendersi un giorno di ferie.
Il mio compagno di esfiltrazione è Marin.
Cosa importante da precisare è che in questo periodo siamo ossessionati da “Un tempo piccolo”, enorme capolavoro di Franco Califano, nella versione cantata dal Califfo stesso (e non da Zampaglione).
Aspettiamo belli croccanti l’uscita di LoscoFiguro1 che però sembra farsi attendere.
Compare invece questa specie di beduino, splendente nei suoi abiti di lino bianco e occhiali a specchio; Marin sgrana gli occhi; ci vuole un microsecondo per riconoscerlo.
È lui.
È il Califfo.
È titubante, spaesato, confuso; poi individua il suo autista ed è percepibile il suo sollievo.
Inutile dire che l’entrata in scena di LoscoFiguro1 passa del tutto inosservata in quanto i nostri sguardi sono catturati da questa luminosa figura che lentamente si allontana.
Non resisto e agisco:
<<CALIFFOOOO!!>>
urlo con un tono pseudo romanesco, come la voce che contraddistingue il destinatario.
Distratto dalla conversazione concitata con il suo Chaffeur, reo di averlo fatto attendere, il Califfo si volta verso di noi e come nella più classica delle sceneggiature romane solleva il braccio stizzito ed esclama:
<<MAVAAAFFANCULO!>>
I nostri neuroni impazziscono; dimentichiamo il motivo per cui siamo lì.
Ci precitiamo al bar dell’aeroporto ed ordiniamo.
Mescoliamo la vodka con l’acqua tonica e brindiamo.
Oggi:
Franco Califano non c’è più “ma non scordai di certo un amore folle in un tempo piccolo”.