29 Ottobre 2017
È dal giorno in cui è stata annunciata la presenza di Irvine Welsh a PordenoneLegge che vivo uno stato febbrile d’eccitazione.
Solitamente la manifestazione pordenonese si è sempre limitatata ad essere un ciclone di aperitivi e sbevucchiate, almeno per quanto mi riguarda.
Questa volta è diverso.
Lo scrittore scozzese è il mio idolo letterario ed il pensiero della possibilità di trovarmelo di fronte è paragonabile allo stato di eccitazione e agitazione di una liceale americana la sera del ballo di fine anno.
L’occasione è la presentazione del suo ultimo romanzo, “L’artista del coltello”, dove il protagonista assoluto è uno dei più celebri personaggi dell’autore di Edimburgo: Francis Begbie.
Alla conferenza in Piazza della Motta mi accompagna Houston, solido centrocampista del Borgo Cappuccini, squadra di calcio amatoriale di cui ho portato la sacra maglietta per farla autografare assieme ovviamente ai miei romanzi preferiti.
Vado sul sicuro; Welsh è un grande appassionato di calcio, in particolare degli Hibernians.
Prendiamo posto e subito mi sale la schiuma alla bocca.
Le prime file sono interamente occupate da tardone dai 60 in su agghindate da gara, neanche partecipassero ad una riunione del Rotary o del Lions Club.
È palese che non sappiano minimamente chi sia Welsh e soprattutto quali siano gli argomenti che tratta nelle sue opere.
Dubito che la Signora Maria Giovannina Vattelappesca abbia mai sentito parlare di Spud, Sick Boy, Juicy Terry, Second Prize o di Leith.
Dovrei essere contento perché in fondo questo potrebbe accendere l’ interesse verso l’opera di Welsh e risvegliarle dal torpore dei libri di Fabio Volo e Bruno Vespa; in verità mi suscita un antico fastidio, una sorta di gelosia adolescenziale.
La nostra attenzione si sposta al mediatore che annuncia un ritardo mostruoso in quanto il generoso Irvine sembra essere stato letteralmente sequestrato dalla radio locale.
Comincio a sbanfare e ad innervosirmi mentre Houston mantiene la dovuta calma intrattenendomi con la sua leggendaria conoscenza di statistiche e nozioni calcistiche.
Alla fine la lucida testa pelata di Irvino fa capolino sul palco e si accomoda.
Da questo momento in poi il resto sparisce e la mia attenzione è totalmente concentrata sulla sua figura; cerco di cogliere ogni gesto e mi sorprendo a scoprire che il mio idolo, a parte qualche ghigno in risposta alle battute imbarazzanti del mediatore, dimostra un distacco invidiabile.
Il dibattito è incentrato ovviamente su Begbie e sull’evoluzione del personaggio (non spoilero per chi volesse recuperare il romanzo).
Si scherza sui gusti musicali del gattone Franco; da Rod Steward all’ album “Chinese Democracy” dei Guns N’ Roses.

In particolare quest’ultimo è celebre per essere una dei dischi più brutti e sovrapprodotti della storia della musica ma che ovviamente per il Beggar Boy è un capolavoro indiscusso.
Non dovrei esprimere la mia opinione (nel dubbio MAI contraddire Franco) ma è davvero un escremento commerciale.
Lo scrittore di Leith ci delizia leggendo un estratto dal romanzo e inaspettatamente toglie per qualche minuto la sua maschera distaccata.
Si percepisce l’affetto che prova per la sua creatura; sarebbe interessante chiedergli quanto ci sia di se’ stesso nei gesti e nei pensieri del suo personaggio.
Purtroppo il mediatore preferisce farsi bello e mettersi in mostra con assurde divagazioni per dimostrare che ha letto i romanzi.
Arriva l’annuncio che Houston ed io stavamo aspettando: l’autore incontrerà i lettori e firmerà gli autografi.
La fila si sfoltisce pian piano proporzionalmente alla diminuzione della mia saliva.
Ho la lingua felpata mentre gli porgo “Colla” e “Porno”, in assoluto le mie opere preferite.

È tutta la settimana che mi preparo ad eventuali domande e risposte nella lingua di Albione.
Non riesco ad articolare mezza frase quindi decido di giocarmi la carta Borgo Cappuccini.
Osserva la sacra maglia, la stende bene sul banchetto e firma mentre balbettando incerto gli spiego che si tratta della squadra di calcio per cui gioco.

Sembra apprezzare ma mi coglie alla sprovvista domandandomi come ce la stiamo cavando in campionato.
Vorrei rispondere ma dalla mia bocca non esce alcun suono; per fortuna mi viene in soccorso Houston che fluentemente dichiara che non stiamo vivendo il nostro miglior periodo, a tutti gli effetti una crisi profonda.
L’autore ringrazia e saluta.
Passo gli istanti seguenti ad inviare messaggi ai miei contatti che apprezzano il gattone Welsh; non per suscitare invidia ma per cercare empatia.
Poi arrivo a casa e accendo tutte le luci del soggiorno per rimirare bene la camiseta biancorossa del Borgo.

Meravigliosa.
Mi stendo sul divano non prima di avere messo in riproduzione la colonna sonora di Trainspotting; mi accorgo di essere sfinito a causa probabilmente dello sforzo emotivo.
Il fatto di essermi trovato inerme e impreparato di fronte al mio idolo mi rode, devo ammetterlo, quindi decido fare ricorso all’antica arte dell’ onironautica.
Trattasi di quel particolare stato di coscienza auto indotto in cui si è consapevoli di star sognando e si ha la capacità di non indurre il risveglio e di continuare ad interagire col mondo dei sogni.
È una tecnica a cui non sono nuovo.
Sarebbe fantastico poter incontrare nuovamente il buon scozzese, seppur oniricamente, quel tanto che basta per farmi passare il fastidioso impaccio provato nella realtà.
“Born slippy” degli Underworld è in diffusione nell’attimo in cui mi arrendo e mi lascio abbracciare da Morfeo.
In fondo cosa potrebbe andare storto?
…
Apro gli occhi e provo un immediato senso di angoscia opprimente, la sensazione di essere colpevole, di avere fatto qualcosa di imperdonabile, qualcosa di pericoloso.
Metto a fuoco e mi trovo di fronte l’ inconfondibile sguardo da gatto selvatico di FRANCIS BEGBIE.
< Eccotti qui, Jordy Boy! Infamedimmerda!>
<Franco, macchecazz…>
Non faccio in tempo a finire la frase che con uno scatto felino il gattone mi salta addosso e comincio a sentire i suoi artigli stringermi il collo.
<COM’È QUELLA STORIA CHE CHINESE DEMOCRACY ” E’ UN ESCREMENTO COMMERCIALE???>
Buio.