E così risaliamo il sentiero e ci dirigiamo verso i mezzi.
Sono ancora infreddolito e provato così cedo le chiavi della AX rossa a Rosco.
Nell’ altro veicolo ci sono Memphis e Sbunny.
Collasso steso sul sedile posteriore coprendomi con un paio di asciugamani da spiaggia.

Accanto a me c’è Clizia che amorevolmente cerca di tranquillizzarmi.
Mi risveglio che siamo a Lignano e scopro che alla fine anche Vidocq ci ha raggiunto.
Non sa ancora quanto mi stava per costare la sua presenza.
La sua attenzione si concentra subito su Clizia, suo vecchio pallino.
Sarà una notte complicata per la nostra amica…sempre dolce, allegra e un po’ naive.
Quando Vidocq punta il bersaglio è peggio di un mandrillo; compiace e seduce la preda fino allo sfinimento.
Recuperiamo un po’ di C2H5OH nella leggendaria bottigliera di Lignano Pineta e ci dirigiamo in spiaggia, zona “La sacca”.

È una zona isolata (molto diversa da come è oggi); speriamo non ci siano controlli dei custodi e rotture di palle varie.
Ci appropriamo di qualche lettino e incominciamo ad idratarci di luppolo.
Cazzeggiamo un po’ prendendo in prestito palette e secchielli lasciati dai proprietari dell’ ombrellone che occupiamo abusivamente; ci perdiamo in qualche discorso con implicazioni pseudo-filosofiche degne della nostra età e del nostro tasso alcolemico.
Cose tipo:
⁃ “Ma se si potesse resuscitare un musicista deceduto chi sceglieresti?”
⁃ “Kurt, ovviamente.”
⁃ “Uno spreco. Si sparerebbe di nuovo dopo pochi secondi.”
– “Si…è una teoria interessante.”
Le divagazioni vengono interrotte solo da Sbunny che erutta e spruzza un getto acido poco distante da noi.
Quasi un atto dovuto per lui; significa che si sta divertendo.
L’ intimità viene rovinata a tratti dai tentativi di seduzione di Vidocq con Clizia.
Tra una birra e l’ altra, tra una Diana blu e altre 40,000, comincia a schiarire.
È un momento perfetto. Ineluttabile ed inviolabile.
Il tepore di un nuovo giorno che avanza; il mare, calmo ed indifferente.
Il bagno nudi è d’ obbligo; solo Rosco e Sbunny hanno pensato bene di portare il costume.
Non c’ è imbarazzo; è annientato dalla purezza del rituale.
L’ acqua è sorprendentemente calda e chiara ma tra poche ore, all’arrivo dei bagnanti paganti, tornerà torbida e sabbiosa.
Facciamo qualche bracciata ma ci manteniamo vicino alla riva.
Non sia mai che rischiamo un’ altra tragedia.
Mi isolo un po’ dagli altri per assaporare l’ alba; i loro schiamazzi risultano ovattati immergendo parzialmente la testa in acqua.
Che luce,che tepore…
Degli spruzzi mi colpiscono in volto.
Ingaggio una battaglia d’ acqua con Clizia che da provetta escapista è riuscita ad eludere la pericolosa onnipresenza di Vidocq.
C: “Stai bene? Come ti senti?”
P: “Mai stato meglio. Stavo riflettendo che poche ore fa ero all’ inferno e adesso mi trovo al suo esatto opposto.”
C: “E la spalla?”
P: “Brucia un po’ per via del sale ma va bene così. Forse mi rimarrà una piccola cicatrice.”
C: “Alle ragazze piacciono. Raccontano una storia.”
Poi ride, con la sua inconfondibile voce da bambina.
Usciamo, ci asciughiamo e ci dirigiamo verso le nostre carrozze.
Memphis ci delizia con un’ imitazione di Buffalo Bill nel “Il silenzio degli innocenti”: la scena iconica in cui uno strepitoso Ted Levine si infila l’ uccello tra le gambe ballando sulle note della stupenda “Goodbye Horses” di Q Lazzarus.

Destinazione Parco Hemingway.
Conosco il parco come le mie tasche, ci sono cresciuto accanto.
L’ idea sarebbe di riposare ma presto diventa chiaro che sarà impossibile; è l’ora della colazione per le zanzare lignanesi.
Ci dilettiamo su scivoli, castelli e amenità varie mentre l’ irriducibile Vidocq torna alla carica su Clizia con rinnovata determinazione.
Come da tradizione infilo una paglia in bocca al testone del buon Ernesto. Monumento che si erge esattamente al centro del parco.

All’ unanimità decidiamo che per recuperare le forze la scelta migliore è tornare in spiaggia, nella zona nei pressi della Pagoda di Lignano Pineta.
Rigorosamente a sinistra del pontile.
Accompagno i miei amichetti nella zona designata, ancora deserta, e in pochi secondi sono tutti svenuti.
Io invece mi dirigo verso il mio appartamento per un cambio d’ abito; indosso ancora gli abiti sdrucidi della caduta agli inferi.
Avrei potuto ospitare tutti ma la verità è che la maison è occupata da una delle mie sorellone, Sister Nena.
Non sa del mio arrivo e immagino sarà già abbastanza scioccata di vedermi in queste condizioni, figuriamoci con altri 5 zingari.
Decido che per giustificare il mio aspetto e’ meglio propinarle una bugia; non per nascondere l’ accaduto ma perché la verità risulterebbe più complicata ed assurda della balla stessa.
Inoltre non ho nessuna intenzione di trattenermi a lungo; sento l ‘ Hangover che comincia a farsi strada attraverso il mio corpo. Chi si ferma è perduto.
Le spiegherò in futuro.
P: “Eccomi, Nena.”
N: “Che ti è successo?”
P: “Ho fatto nottata al pontile e per scherzo mi hanno buttato giù…”
N: “Si…ok.”
Non ci crede ovviamente ma non fa ulteriori domande.
Ha visto di peggio; ha fatto di peggio.
Mi doccio e mi infilo il costume.
Nel frattempo Lignano si è risvegliata ed è brulicante di turisti che si dirigono verso la spiaggia.
Lo spettacolo che mi si propone davanti è meraviglioso, un quadro rinascimentale ma con influenze decadentiste: avevo lasciato i miei amici addormentati in un lido deserto e adesso invece sono circondati da un’ orda variopinta di bagnanti.
Giudicanti e spocchiosi oltretutto.
Rosco ha un principio di insolazione, esclusivamente sulla parte del corpo esposta al sole; sembra un Chupa Chupa panna e fragola.
Sbunny ha un nido di rondine al posto della sua rossa chioma e lo sguardo di chi ha appena annusato una merda.
Memphis è avvolto dal telo da bagno; sembra Laura Palmer, appena rinvenuta nel suo sacco di plastica.

Clizia indossa ancora i suoi pantaloni lunghi camouflage.
È in posizione fetale ed intorno a lei qualcuno ha scavato nella sabbia un cuore.
L’ autore è Vidocq ovviamente, collassato poco distante da lei.
La gente come lui non molla mai. Bisogna dargliene atto.
Non li sveglio.
Sembrano uno sfregio alla “normalità”, una cicatrice. Raccontano una storia.
Mi stendo anche io e mi godo il momento ascoltando i commenti sprezzanti delle persone che ci circondano.
Li lascio fare e mi accendo una Blu.
Non sanno che per me i loro insulti sono come medaglie.
Siamo vivi, siamo giovani e tanto ci basta.
Per adesso.