Alla fine torno sempre e inesorabilmente su questa spiaggia.
Tra l’altro in questa giornata di primavera inoltrata è sorprendentemente deserta, incontaminata.
Il mare è agitato nonostante ci sia solo una leggera brezza ed il cielo è contaminato da numerose nuvole biancastre.
Non che la cosa mi infastidisca, anzi; già pregusto il crescendo della mia consueta nostalgia in cui amo crogiolarmi in questi momenti di solitudine ed introspezione.
Ho la sensazione però che questa volta ci sia qualcosa di diverso.
Solitamente mi abbandono alla marea di ricordi che questo posto mi fa riaffiorare ma oggi mi sento più…a fuoco.
Più centrato nel momento.
Mi sembra tutto “definito”.
Una sensazione simile a un déjà-vu.
Appena volgo nuovamente il mio sguardo verso il mare lo vedo placarsi sotto ai miei occhi e divenire un enorme ed immobile tavola blu.
Il cielo invece e’ improvvisamente sgombro da nuvole, inviolabile.
Manca qualcosa…
Il sole.
Dove e’ il sole?
Eppure è una giornata splendente deve esserci per forza.
E poi…che ore sono?
Guardandomi attorno mi accorgo di non essere solo.
Una ragazza.
Raggiante, con dei lunghi capelli castani chiari, grandi occhi verdi e un sorriso malizioso che spunta da sotto una buffa sciarpa di lana rossa.
Sono costretto a strizzare leggermente gli occhi e a concentrarmi per focalizzarla meglio; è come se la sua pelle chiarissima rifletta tutta la luce.
<< Eccoti qui! >> mi dice.
<< Scusa…ci conosciamo?>>
<< Tranquillo, non essere imbarazzato!>>
<< Ci siamo già incontrati in passato ma tu non puoi avermi mai notata, me ne stavo sempre in disparte. >>
Eppure ha un qualcosa di familiare…
<< Capisco…io sono…>>
<< So chi sei, ovviamente! Stavo proprio aspettando te. Devo accompagnarti alla festa. >>
<<La festa?>>
<< Certo! La festa al di là di quella duna laggiù! Ci sono tutti, manchi solo te! >>
Volgo lo sguardo nella zona indicatami dalla mia misteriosa accompagnatrice, verso l’orizzonte, dove la lingua di spiaggia sembra avere fine.
Che strano…c’è veramente una duna, particolarmente alta tra l’altro…non l’avevo mai notata prima…forse è una trovata per l’ occasione dell’evento. Tanto di cappello all’organizzatore, penso tra me e me.
<< Incamminiamoci, così facciamo due chiacchiere. Ti va? >> chiede cingendomi il braccio con il suo.
<< Ok! Anche perché avrei qualche domanda da farti, se me lo permetti. >>
<< Ne ero sicura! Puoi chiedermi quello che vuoi, sono qui anche per questo. >>

<< Innanzitutto come ti chiami? >>
<< Puoi chiamarmi Thea, anche se in verità è solo un soprannome che mi piace usare per questo lavoro. È una specie di nome d’arte…>>
<< Thea…molto particolare! Mi piace! >>
Mi fissa divertita; per un attimo la sciarpa rossa le ricade dal viso ma prontamente la riposa dietro la spalla con un gesto rapido ma elegante.
<< Questo evento…ha un nome? >>
<< Si chiama Endless Summer! Come la canzone dei…>>
<< Come la canzone dei The Jezabels!!! >>
<<È un pezzo poco conosciuto! Il promotore della festa ne sa di musica e ha buon gusto a quanto pare! Promette bene! >>
<< Esatto! >>
<< È proprio vero! …la musica è molto importante per te, vero? >>
<< Assolutamente! Ha accompagnato tutti i miei momenti degni di nota, felici e a volte orribili. Non esagero se dico che probabilmente mi ha salvato la vita in qualche occasione. >>
<< Sai, ti credo. >>
Siamo ormai ai piedi della duna e un po’ mi dispiace; avrei voluto chiacchierare ancora un po’ da solo con Thea.
Il tempo sembra essere volato…
<< Chissà se c’è qualcuno che conosco alla festa…>>
<< Ma certo! Mi sono dimenticato di dirtelo! Che sbadata…>>
<< Ci sono tantissime persone che conosci, alcune non le vedi sicuramente da tanto tempo!…un po’ ti invidio…>>
<< Ma tu non vieni? >>
<< Devo continuare con il mio lavoro, ci sono altri invitati che devo accompagnare. >>
<< È questo il mio compito. >>
<< Mi spiace. >>
<< Non è così male, mi piace camminare sulla spiaggia. E poi qualcuno deve farlo, è necessario affinché la festa possa iniziare. È una grande responsabilità. >>
<< Ti rende speciale. Necessaria ed unica. Ti capisco. >>
<< Grazie, è bello sentirtelo dire. >>
<<Meglio che vada, non vorrei che iniziassero senza di me. >>
<< Ciao Thea.>>
<< Ciao! Goditi la festa! >>
<< Lo farò! >>
La vedo girarsi ed incamminarsi lentamente verso il nostro punto di partenza guardandosi i piedi scalzi affondare nella sabbia.
La mia attenzione però viene attirata dal brusio che proviene dalla festa, al di là della duna.
Sembrano più dei bisbigli incomprensibili; innumerevoli voci diverse tanto che non riesco ad isolarne una in particolare. Ci dev’essere davvero molta gente…
Comincio la scalata e con enorme sorpresa è molto meno faticosa di quanto avevo immaginato.
Le mie Converse nere non affondano nella sabbia e riesco a camminare abbastanza spedito.
A metà strada mi volto indietro un’ ultima volta convinto di vedere Thea di spalle con la sua sciarpa rossa ma è già sparita all’ orizzonte.
In qualche modo sono consapevole che non ci rincontreremo più ma stranamente questo non mi rattrista; sono troppo curioso di vedere chi e cosa mi attende oltre la cima.
È proprio a pochi passi che sento giungere l’ inizio inconfondibile di una canzone che conosco bene, la mia preferita in assoluto:
OUTRO degli M83.
È strano…
Una scelta bizzarra per iniziare una festa.
L’ ho sempre interpretata come una canzone perfetta per una chiusura.
La chiusura di un concerto, di un film o di un Dj Set.
Eppure la trovo… perfetta.
È così che dev’essere.
Compio gli ultimi passi e dalla cima guardo finalmente in basso.
Gli occhi mi si riempiono di lacrime in un’ istante, nel cuore irrompe un’ emozione che credevo perduta.
A malapena mi accorgo della presenza di una figura indefinita al mio fianco.
Cado in ginocchio, stravolto dalla sovraeccitazione di tutti i miei sensi.
E quando sento una mano toccarmi la spalla trovo chissà dove la forza di ridere e mettermi a correre.
“I’m the king of my own land
Facing tempests of dust, I’ll fight until the end
Creatures of my dreams, raise up and dance with me
Now and forever
I’m your king”