Di nuovo in ostello.
Di nuovo in camera.
Mentre seleziono “Aneurysm” dei Nirvana percepisco un rumore pericolosissimo provenire dal minuscolo bagno.
Inizio a temere che Buch abbia anticipato i tempi e abbia svelato il contenuto della valigetta.
A quanto pare no.
Si traccia solo di un rasoio elettrico.
Dovrei essere sollevato ma quello strumento in mano al mio amico non presagisce nulla di buono.
“Chi è il primo?” chiede.
Spruzzo si siede sullo sgabello e Buch inizia subito la sua opera nella confusione e preoccupazione generale.
Sceglie un taglio alla Moicana, molto adatto al fisico da Rugbista di Spruzzo.

Ridiamo come pazzi.
“Chi è il prossimo?”
Mappa decide che è tempo di dare un ritocchino alla barba, ormai fuori controllo.
Il risultato finale è un esilarante baffo a manubrio in stile Biker.
Sembra un membro dei Sons of Anarchy.
Al Rulo va peggio. Molto peggio.
Un taglio da anziano, alla Sam di “Indovina chi?” (celebre gioco della nostra giovinezza).

Ridiamo così tanto che cominciano a farmi male gli addominali.
Pian piano recuperiamo un po’ di serietà (per quanto possibile) e ci dirigiamo verso il solito ristorante.
Prendiamo posto vicino ad una tavolata di pompieri austriaci fuori servizio, anche loro belli allegri.
Lo intuisco dal loro colore paonazzo.
Ordiniamo carne ai ferri, vini di spessore e una quantità smodata di vodke lisce.
Rendiamo la vita del povero cameriere un inferno tra schiamazzi e continue richieste.
Marin comincia a sbanfare, a mangiarsi le parole e ad arruffarsi i capelli; segno riconoscibile che sta accusando il colpo.
Se ne sono accorti anche i pompieri che cominciano velatamente a percularlo da lontano.
Mi sale la cagna.
Sono in quello stato di grazia in cui mi sento in grado di demolire chiunque con il solo potere della dialettica e della provocazione.
Una mera illusione, ovviamente.
Gli altri annusano il pericolo, paghiamo il più velocemente possibile e fuggiamo.
Nel cammino verso l’ ostello Marin sembra risvegliarsi dal torpore, forse grazie alle capacità miracolose dell’ aria di montagna.
In camera Mr Pisc sfodera dalla valigia una bottiglia di Miller e tutto il necessario per preparare delle prelibate freschezze.

Aggiungiamo del pepe come da manuale; dona carattere a questo particolare Gin.
L’ ignoranza regna sovrana ed è in questi momenti che Fatteo ed io diamo il nostro meglio.
La nostra non è una sfida ma solo una dimostrazione che possiamo alzare l’asticella di questa scorribanda austriaca; è un modo per mettere le cose in chiaro con gli altri, per fissare le aspettative, creare uno standard.
A tutti gli effetti è uno “Stunt alla Jackass”.

Tra lo sconcerto generale utilizziamo un nuovo metodo di miscelazione per cocktail, utilizzando degli strumenti che in genere vengono adoperati per altri usi.
Gli altri, inizialmente basiti ed in parte disgustati, accettano la sfida e partecipano al rituale.
(Non rivelerò in questo racconto quale fosse l’ingrediente speciale.
Sappiate solo che non si tratta di sostanze stupefacenti. Questo è doveroso dirlo. Per soddisfare la vostra curiosità contattatemi in privato e forse, ma solo forse, ve lo dirò.)
Decido che Fatteo si merita un premio quindi metto in coda uno dei suoi pezzi preferiti: “Out of the Races and Onto the Tracks” dei The Rapture.
Buch capisce che non ci sarà un altro momento più appropriato per mostrare il contenuto della valigetta misteriosa.
Lo svela.
Una macchinetta per tatuaggi.
Una macchinetta per tatuaggi cinese, per la precisione.

Qualche mese prima mi aveva confidato di averla acquistata su EBay ed io avevo preteso di essere la sua prima tela bianca.
Già…perché Buch non ha mai tatuato nessuno prima d’ora.
Gli metto a disposizione la caviglia.
Rimane da definire il soggetto.
“Cosa potresti essere in grado di fare?” gli chiedo.
“Mi sono allenato sulle arance…” risponde timidamente.
“Ok,ma cos’è che ti è riuscito meglio?”
“…mi vengono bene i ragnetti…”
…i ragnetti…
Ormai non posso più tirarmi indietro.
Mi sorprende però come si cala nel personaggio; è molto professionale.
Guanti,rasoio,disinfettante,ago nuovo.

Sono un po’ sollevato.
Buch ha un grande talento per aggiustare le cose; è molto pratico e con la mano ferma.
Quello che mi preoccupa è il lato artistico.
Totalmente assente tra le skills del mio amico.
Ci vuole un po’ di coraggio liquido quindi mi scolo al salto qualche dita di Gin liscio.
Poi Buch inizia.
Quindi la situazione è questa:
Mi sto facendo tatuare con una macchinetta cinese da un amico ubriaco e non del mestiere, in un ostello austriaco puzzolente, tra rutti e scoregge degli osservatori.
Non vedo cosa potrebbe andare storto…
…a parte forse il disegno stesso.

Nel frattempo Kurma e Blackie decidono di non assistere alla marchiatura e quindi ci diamo appuntamento a più tardi, in qualche locale della cittadina.
Buch impreca più volte, lamentandosi della troppa confusione attorno lui.
Si sente giustamente sotto pressione.
Mi accendo una paglia nonostante il divieto di fumo in camera (mi sento giustificato dalla tensione del momento).
Il neo tatuatore mi obbliga a spegnerla immediatamente; non vuole futili distrazioni.
Una volta un noto personaggio pordenonese, famoso per aver sperimentato su di se’ in tempi non sospetti le più pionieristiche tecniche di Tattoo e Piercing, mi disse:
“Se vuoi sperimentare stili e tecniche nuove devi necessariamente creare un mostro. Io sono quel mostro.”
Ok…non sono a quei livelli…però l’idea di dover essere costretto ad indossare calzettoni per il resto della vita non mi fa proprio impazzire.
La procedura non dura più di una ventina di minuti.
Controlliamo il risultato finale.
Non lo so se è a causa del mio tasso alcolico ma non lo trovo poi così male.
È simpatico ed ironico nel suo tratto stilizzato.

Sono soddisfatto e sono orgoglioso del mio amico.
Buch mi propone di aggiungere una piccola ragnatela.
Non esiste.
Troppo alto il rischio di cagare fuori dal vaso.
“A posto così, Buch. Grazie.”
( Ci tengo a dire che negli anni seguenti altri tre miei amici si sono fatti tatuare da Buch i suoi allegri ragnetti; saranno gli unici tatuaggi del mio amico nella sua breve ed improvvisata carriera. Ogni volta che ne parliamo però tengo sempre a precisare con fierezza che il vero “Buch original tattoo” è il mio.)
Siamo ancora belli euforici mentre “House of jealous lovers” risuona nella stanza.
Stanza che ormai assomiglia ad una rivisitazione alcolica dell’ appartamento di Swanney, pittoresco personaggio secondario dei romanzi di Irvine Welsh.
Prepariamo e ci scoliamo le ultime freschezze.
Dobbiamo affrontare ancora le strade e la notte di Bad Gastein; non vogliamo correre il rischio di accusare un calo di prestazioni proprio adesso.
Potrebbe significare uno scazzamento contagioso che ci priverebbe di completare l’obiettivo finale della missione.
La voce di Trent Reznor sussurra un mantra dalla cassa Bluetooth:
“…Nothing can stop me now…”.
Non so se siamo pronti per cominciare la nostra scorribanda per Bad Gastein.
L’ unica cosa certa è che Bad Gastein non è pronta per noi.