24 Luglio 2021
Siamo ben predisposti, croccanti.
La serata è lunga e ricca di aspettative.
Viaggiamo in quel limbo alcolico in cui è primario riempire i silenzi per mantenere la giusta freschezza.
L’equipaggio della Opel Corsa è costituito dal vostro affezionatissimo, da Olga e altri due loschi figuri che chiamerò LoscoFiguro1 e LoscoFiguro2 per non incorrere in vendette o rappresaglie.

Decidiamo che la cosa migliore è improvvisare una playlist ignorante.
Blocchiamo subito sul nascere l’iniziativa di Olghetta che era già pronta con i Maneskin.
Quella che doveva essere una playlist diventa un loop di “Klan”,ultimo tormentone di Mahmood; non perché ci piaccia particolarmente ma per quel verso che ha la giusta liricità ed ignoranza che agognamo.
E quindi via….
“La notteLa notteLa notteLa notteLa notte…”
Al quarto repeat i palmi cominciano a sbattere sul tettuccio.
Decidiamo che sarebbe cosa buona e giusta rifocillarci prima dell’evento quindi ci rechiamo all’Astro Club, dalla nostra Madre Superiora dei DJ: Putano Hoffman.
Come sempre ci accoglie con un sorriso sornione che in verità sappiamo essere una smorfia di reale preoccupazione.
Ne ha viste tante, fiuta il pericolo.
I loschi figuri non perdono tempo e si preoccupano di recuperare carboidrati e liquidi.
Inaffiamo più del dovuto i nostri spiriti e dopo una serie di apprezzamenti alla coppia di gavanelli Dj’s che sono al servizio della serata (molto bravi e stilosi), svuotamenti di vesciche e deliri assortiti ci accorgiamo che si è fatta una certa.
Saliamo in macchina e pronti via…
“La notteLa notteLa notteLa notteLa notte…”
Arrivati a Giais on the Rock LoscoFiguro2 sta ancora schiumando a causa di Mahmood e le uniche parole che riesce a pronunciare dal parcheggio al bar del festival sono quel verso maledetto; mi appare e mi turba l’immagine del Colonello Kurtz che spirando sussurra “la notte…”.
Servono flauti di luppolo per gettare il cuore oltre l’ostacolo e non tardano ad arrivare.
Ora potrei romanzare sugli altissimi argomenti culturali di cui si è discusso ma non sarei onesto.
LoscoFiguro1:
-”oh ma avete visto queste panche e queste tavole? Fatte ad opera d’arte,cazzo!”
LoscoFiguro2:
-“Una smussata agli spigoli e sarebbero perfette!”
Olga:
-“….vado a prendere un altro giro…”
Io:
-“Attenta agli spigoli!”
…il Friuli che lavora.

Ci sistemiamo nei posti a sedere davanti al palco e nel giro di un minuto o di un’eternità salgono sul palco i Ministri, di bianco vestiti.
Un bel cambiamento cromatico dall’ultima volta che li ho potuti vedere 10 anni prima in quel di Trieste.
Me ne innamorai subito; attitudine, controcoglioni e una grande necessità di comunicare.
Si parte subito col botto con “Tempi bui” e “Peggio di niente”.
Il pubblico è già in piedi, che ve lo dico a fare.
Il concerto è un crescendo e i ragazzi sul palco si gasano, complice probabilmente anche la location agreste e montanara; ha quel gusto di ritorno alle origini, di sagre e concerti in paese.
Si sparge la voce che Divi abbia fatto il sound check in piedi su un’Apecross (un video nella loro pagina ufficiale lo testimonia).
Dopo una stupenda e doverosa cover di “Alexander Platz” del Maestro chiudono con “il bel canto” in versione acustica.
Ma la ciliegina è il bis: ritmo altissimo tra cui spicca ovviamente “Comunque”, sempre più vicina a diventare un inno generazionale (purtroppo), nonostante i suoi 8 anni.
La band decide che è giusto premiare gli avventori scendendo dal palco e regalando una Pamplona dove i tori sono i Ministri e le corna le chitarre.
Capisco che i Ministri si sono fatti davvero grandi nel panorama musicale italiano.
Si prendono i loro rischi ma con grande consapevolezza.
La chiosa è “Una palude”.
Perfetta conclusione della set list.
Brano profetico; almeno per quanto ci riguarda vista la difficoltà ad uscire dal parcheggio.
Siamo sovraeccitati, come è giusto che sia.
-“Che si fa? Dove si va?”
E via di nuovo all’Astro Club.
“La notteLa notteLa notteLa notteLa notte…”

Ci presentiamo di fronte al Puta, sbanfando e boccheggiando.
Non sembra sorpreso, nemmeno delle nostre facce, ormai trasfigurate in una versione deforme; cera sciolta.
Chiediamo birra ma Puta ci vuole punire sul posto e ci serve una verticale di Rum e pera.
Riapro gli occhi ed è già Domenica.
Una splendida giornata.
Mi siedo sul divano con Olghetta; non ci alzeremo più per tutto il giorno,già lo sappiamo.
Non proferiamo parola.
Ognuno ha i suoi demoni dopo una serata così ma se potessi leggerle la mente sono sicuro che sentirei l’eco di quel verso che mi rimbomba in testa da quando mi sono svegliato.
“La notteLa notteLa notteLa notteLa notte…”
