14 Novembre 2021, Pordenone.
In una domenica tipica pordenonese, grigia e piovosa, decido di alzare il culo dal divano e di recarmi al Caffè Letterario in Piazza della Motta.
L’occasione è l’esibizione del Mignottone Pazzo (non fatevi salire il #metoo, lo pseudonimo lo ha scelto lei), una delle mie amiche del cuore, che ormai da qualche tempo partecipa al progetto HARDCORO.
Qualche cenno storico sull’ Hardcoro:
il progetto nasce nel 2017 dalla mente di Davide “Pedro” Petrecca (personaggio che spero ritroveremo il prossimo anno quando scriverò della fantomatica CARLITO’S CUP, Covid permettendo).
Pedro coinvolge i suoi amici Michele e Nicola, all’epoca chitarra e voce della band GONZALO.
L’idea è di creare un coro dilettantistico con un repertorio che “buh, non ho idea di come definirlo”( cit. Pedro) ma magnificamente ispirato dai PUMAS HARD CHORUS e dalla loro hit “Truly Madly Deeply”.
L’anno seguente entra nel progetto Francesca, voce dei DISTRICT, prima come consulente ed in seguito come direttrice.
Con grande passione l’ Hardcoro, all’epoca quindici elementi circa, si riunisce con tutte le difficoltà del caso e nel Dicembre 2019 sale sul palco dell’ Astro Club per esibirsi assieme ai SICK TAMBURO.
Concerto sold out, indimenticabile. (C’ero).
Non si esibiscono in molte occasioni ma non per la mancanza di ingaggi, anzi.
L’ accurata scelta delle esibizioni è parte fondamentale del loro approccio.
Lo lascio spiegare meglio a Pedro: “Non abbiamo nessuna aspirazione di fama o successo, vogliamo divertirci, stare assieme. Vogliamo cantare canzoni belle, chi se ne fotte se sono vecchie e nuove, pop o punk, cantiamo canzoni belle.”
Una goccia pura in un oceano di opportunismo e pretenziosità dilagante.
Il Caffè letterario è gremito per il brunch domenicale e per un momento penso che potrebbe diventare il mio nuovo locale preferito dopo aver notato che gli avventori esibiscono bottiglie di Jose’ Cuervo al tavolo.

La delusione mi investe quando capisco che è solo un modo originale per servire l’acqua.
L’ Hardcoro dovrebbe esibirsi nella corte adiacente ma la situazione meteorologica decide che non è ancora giunto il momento.
Se è vero che il Friuli-Venezia Giulia in questi casi può essere un osso duro ed una grandissima rottura di coglioni è anche vero che non può competere con il famigerato temperamento della sua popolazione.
Infatti tra una bestemmia e l’altra comincia a piovere vino.
Nel frattempo mi raggiungono Rita e Pablo, anche loro presenti a supportare il Mignottone Pazzo.
Pablo non deve essersi alzato col piede giusto in quanto dopo avere dato un’ occhiata intorno ai presenti si lancia in una appassionata e coinvolgente invettiva nei riguardi del pubblico presente.
L’oggetto in particolare è il rapporto età anagrafica e calzature.
“Ma dai! Questi hanno quaranta anni e hanno tutti le Dr. Martens sfavillanti, appena comprate; e sono sicuro che cinque minuti fa erano tutti al Bar Posta. Basta con questa finta attitudine alternativa!”
Metto le mani avanti con Pablo e giustifico le mie Vans a scacchi, acquistate alla bella età di 42 anni, celebrandole come le scarpe più comode che abbia mai indossato.
Il discorso comunque mi appassiona e cerco di provocarlo ulteriormente facendogli notare la presenza della caratteristica ragazza / ormai donna matura / anfibi /calze strappate/ cane al guinzaglio (Punkabbestia mi sembrava brutto).
La tensione che sprigiona Pablo è visibile; ho l’impressione che le persone intorno a noi l’ abbiano percepita tanto da allontanarsi da noi sensibilmente.
L’unico che continua a fissarci pietosamente è il cane, un malandato e umidiccio Cocker.
Diventa chiaro anche il perché: al richiamo della padrona non si gira ed è costretta a toccarlo per avere l’ attenzione del poveretto.
È sordo.
Ci vede benissimo però perché si gira verso di noi altre due volte prima di sparire nello sfondo.
La interpretiamo come una chiara richiesta d’aiuto.
Mi spiace, piccolo.
Finalmente spiove e può iniziare l’esibizione.
Si inizia con “Alright” dei Supergrass e si continua con “Sheena is a punkrocker” dei Ramones.
Ovviamente all’ inizio la nostra attenzione è tutta rivolta al Mignottone Pazzo.
Siamo sorpresi perché è disinvolta, sciolta, canta con passione.
Rita mi fa notare la somiglianza con “L’estasi di Santa Teresa”.

Ho un tale sussulto che verso quasi tutto il contenuto del calice sulle Vans.
Dannazione.
Comincio a concentrarmi sull’ esibizione generale e quasi non ci credo quando durante l’ esecuzione di “Un giorno nuovo” dei Sick Tamburo esce il sole ed illumina la corte.
Sembra rilassare un po’ tutti, soprattutto i ragazzi dell’ Hardcoro che si lanciano in una emozionante “Lucky Man” dei Verve.
Una bellissima alternanza armonica tra voci femminili e maschili.
Sembra molto di più di un’esibizione amatoriale e l’emozione è palpabile.
Acquista ancora più valore se si considera il fatto che questi ragazzi abbiano provato poche ore prima nel parcheggio di un supermercato, sotto la pioggia, pur di tornare ad esibirsi, di stare assieme.
Pandemia e restrizioni infatti non hanno risparmiato neanche l’ Hardcoro in questi due anni. Non si sono dati per vinti.
Chapeau.
Seguono “All my loving” ( The Beatles), “Tender” (Blur), “Suspicious mind” (Elvis Presley) ed una splendida e sempre toccante “Space Oddity” di Bowie.
L’ Hardcoro sembra confermare innegabilmente l’ attitudine alla base del progetto: cantare canzoni belle.
Lo fanno bene e non è per nulla scontato, a mio parere.
Si fa strada una versione romantica, quasi una serenata, di “1979” degli Smashing Pumpkins; una lettura coraggiosa di un inno generazionale.
Inaspettata e sorprendentemente convincente.
“Fiamme negli occhi” dei ComaCose scivola via dolcemente per dare spazio e voce addirittura ai Rancid con “Roots Radical”.
Seguono i giustificatissimi ringraziamenti di rito e gli “arrivederci”.

Un piccolo miracolo essere riusciti a mantenere un progetto che nella sua semplicità di base può nascondere tante insidie, ancora di più in questi due anni.
Il cuore e la passione oltre l’ostacolo.
Dopo il dovuto bis, una versione più ritmata di “1979”, l’ Hardcoro è pronto per assalire il bar e annaffiare le ugole.
Se vi capita l’occasione andate ad ascoltare l‘ Hardcoro.
Con le Dr. Martens, con le Vans o anche con i mocassini.
Note dell’ autore:
Pablo alla fine si è rilassato ma detesta ancora le Dr. Martens.
Rita si interessa ancora di arte.
Mignottone Pazzo è ancora il Mignottone Pazzo.
Il Cocker sordo nessuno l’ha più visto ma mi piace pensare sia riuscito a fuggire.
Post molto interessante, mi spiace solo aver svegliato tutti mentre sghignazzavo 😅 mi sono ritrovata in più punti, e in alcuni passaggi ho avuto dei flashback… grazie!
Un saluto anche da Lulù, piccola maltese 15enne sorda, che finalmente non odia più la sala prove in casa.
“ Tender is the day
The demons go away
Lord I need to find
Someone who can heal my mind”
Grazie delle dritte.
Flò
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Grazie cara!😘
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Bravo Pier,
il rientro al lavoro sarà più leggero dopo aver letto questo.
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Che il lavoro ti sia lieve😉
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Anche questo letto tutto d’un fiato
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