Trieste, 2002 o giù di lì.
Il messaggio che leggo sul mio Nokia 3310 è chiaro e categorico:
“ Piero, abbiamo passato Analisi 2. Gli altri sono già arrivati. Ti aspettiamo.”
Firmato Poldo.
Indosso le mie Converse rosse e mi incammino verso l’appartamento dei miei amici universitari in Via Valdirivo.
Ad aspettarmi trovo Johnny e Poldo, freschi di esame, raggianti e sovraeccitati.
Si sono tolti una grandissima rottura di coglioni; un successo ottenuto con grande sacrificio oltre che grazie a contestazioni sul voto, pressioni e forse minacce.
Ci sono anche delle guest star per la serata: Sbiego, Peggy e Zorro.
Mi annunciano che i restanti inquilini di Via Valdirivo, il Bretone ed il Pampa, ci raggiungeranno in seguito.
Il programma è succoso:
– Aperitivo lampo alla Preferita di Viale XX settembre.
– Partecipazione rapida alla festa di inaugurazione del nuovo appartamento di Bottondoro e delle sue Ancelle.
– Happy hour al Canadian Bar.
– Festa studentesca al Molo Audace.
– Varie ed eventuali.
C’è solo un tacito vincolo.
Un patto segreto che vige tra gli universitari:
Spendere meno possibile massimizzando il divertimento.
Valutiamo di avere tempo e denaro sufficiente per concederci un veloce beveraggio al Buffet Mase’, ristobar situato giusto sotto l’appartamento.
Si rivela una scelta azzeccata; si stanno esibendo le “Mitiche pirie”, band triestina sgangherata ma divertentissima.
Ci mette nel giusto mood.
Beviamo un paio di flauti ma abbiamo poco tempo e quindi li mandiamo giù velocemente, anche perché dobbiamo risolvere ancora un dettaglio: recuperare qualche briciola di fumo.
Il luogo perfetto dove farlo e’ “La Preferita”, il locale di Furio, personaggio leggendario triestino, un vero pioniere del Trangender.
Da buon oste ci chiede cosa vorremmo bere ma il nostro tempo è poco e sfuggevole, quindi gli chiediamo gentilmente solo un pacchetto di Marlboro “Special”.
Veniamo subito accontentati e non perdiamo tempo; ci rituffiamo in Viale XX Settembre molto più rilassati, ma solo dopo aver verificato la presenza dell’ agognata pepita all’interno del pacchetto.
Giunti da Bottondoro non posso non notare che gli ospiti sono principalmente matricole, solo pochi volti noti.
Mentre Poldo ed il resto della ciurma intrattengono la padrona di casa e le sue Ancelle, noto su una mensola un pennarello indelebile nero ed istintivamente me lo infilo in tasca.
Un gesto impulsivo, che ancora oggi non comprendo appieno.
Fatto sta che portarmi questo tipo di oggetto appresso, in occasione di feste o compleanni, è tutt’ora motivo di preoccupazione tra i miei amici.
Mi giustifico affermando che non si può arginare la necessità di espressione.
Mi reco ad esplorare il bagno ed è come se si presentasse davanti una tela bianca, un richiamo irresistibile.
Piastrelle intonse, linde,pure; abituato alla giungla di peluria dell’ appartamento di Via Valdirivo mi sento straniato.
Ed ispirato.
Scrivo con mano ferma e decisa un verso della mia band preferita:
ONORATE IL VILE
In quel periodo la mia religione erano i Marlene Kuntz ed in particolare il loro album più oscuro, “il vile”.
Un’ ossessione passatami già dai tempi del Liceo dal buon Narduz, che ancora oggi ringrazio.
Chi conosce o ascoltava i MK in quel periodo ruggente sa bene cosa significa essere un fan delle “fighe di Marlene”; conoscerne tutti i testi, interpretarli, cantarli, cercarne i significati nascosti, idolatrarli.
Testi edulcorati e poetici ma anche brutali, volgari ed ermetici.
Quando incontri un altro fan degli MK avviene quel fenomeno chiamato “reminiscenza”, come nel film “Highlander”.
Lo percepisci.
Ti scambi uno sguardo ed un sorriso malizioso che sembra dire “io so che tu sai”.
Ammiro la mia opera e sono molto soddisfatto; esco di soppiatto dalla scena del crimine, assicurandomi che non ci siano sguardi indiscreti.
Inaspettatamente mi trovo di fronte Fanny, una ragazza con cui mi sono frequentato un paio di anni prima.
Cogliamo l’ occasione per aggiornarci sulle rispettive esistenze, contenti di essere rimasti tutto sommato in buoni rapporti.
Considerando la sua passione post adolescenziale per la religione Wicca mi sento sollevato.
Il timore che avesse abbandonato la magia bianca per le arti oscure e mi avesse mandato una fattura o una maledizione mi aveva leggermente sfiorato.
Mentre ci salutiamo mi si avvicina Poldo che all’orecchio mi sussurra:
<< Bottondoro ha trovato una scritta nel bagno. Ne sai qualcosa?>>
<<No…cosa c’era scritto?>>
<<Onorate il vile.>>
<<Dev’essere opera di Dudy, l’ ho visto in salotto prima.>>
<<Vero. Tipico di Dudy.>>
Ci divincoliamo dall’ impaccio e affrontiamo il tragitto verso il Canadian Bar, verso le rive di Trieste.
L’ happy hour della serata è pericolosissimo: Corona e Tequila a soli 5 fottutissimi Euro.
Si palesano anche il Pampa ed il Bretone.
Mentre consumiamo il primo giro di shottini irrompe nella conversazione uno Zorro particolarmente trafelato e sbigottito.
<< Lo vedete quel tizio da solo al banco? Quello tirato a lucido ed inamidato? Ha sfoderato una mazzetta da pezzi da 100, tenuta assieme da un fermasoldi in oro! >>
E qui entra in scena il Bretone.
Un’ artista del depistaggio, della perculazione, dell’ imbonimento.
Lo vediamo avvicinarsi all’uomo solitario e rivolgergli la parola.
Dai suoi gesti e dall’ esperienza posso tranquillamente intuire la tecnica:
– chiedere un’ informazione casuale.
– interessarsi al lavoro del malcapitato.
– presentarsi.
– sorriso sfavillante ed atteggiamento di finta complicità.
– accondiscendenza su ogni argomento trattato della vittima (anche se filo-nazista); creare un legame.
– ordinare da bere facendosi ben sentire dal povero diavolo.
– l’uomo sfodera le banconote e si offre di pagare la consumazione.
– il Bretone confessa che doveva ordinare anche per gli amici.
Ed ecco che la magia si realizza.
Il Bretone si gira verso di noi e con grande compiacimento ci dice:
<< Ehi ragazzi, il prossimo giro è offerto dal mio nuovo amico. Riccardo! >>
Urla di approvazione e giubilo.
Veniamo a sapere che Riccardo è a Trieste per lavoro, tutto solo.
Che peccato…
Merita della compagnia.
In fondo non siamo quattro tossici di Edimburgo che derubano un povero Cristo in un bagno scozzese; anche noi abbiamo un cuore.
In un attimo siamo tutti amici di Ricky; pacche sulle spalle, disquisizioni su quanto sia difficile trovare amici oggigiorno, la crisi del settore immobiliare e così via.
Un altro giro…un altro…e un altro…sembra di stare in una bettola messicana durante lo Spring Break.
La situazione va fuori controllo.
Nel giro di un’ora e mezza Sbiego e Peggy sono sul marciapiede che gettano acido a turno.
A turno perché la sboccata di uno fa sboccare l’altro.
Meravigliosamente coordinati.
Zorro sbuffa e sbanfa, anche lui è al limite.
Il terzetto decide che è meglio che si dirigano alla maison.
Anche l’eroico Bretone ci lascia, non prima di avere salutato Riccardo ovviamente.
Rimaniamo in quattro: Poldo, Pampa, Johnny ed io.
Decidiamo che è l’ora giusta per sfumacchiare un panfero al Molo Audace.
C’è situazione.
C’è sempre situazione al Molo.
C’è anche un tizio con la chitarra, tale Wally.
Un ragazzo triestino, nessuno lo conosce.
Gli viene strappata la chitarra di mano da un altro festaiolo che comincia a suonare “Male di miele” degli Afterhours.
Aspetta…vuoi vedere che…
Reminiscenza.

Gli chiedo se conosce qualcosa dei MK.
Spunta quel sorriso. Quel dannato sorriso.
Vado in brodo di giuggiole.
<< Fai “Retrattile”!>>
<< Fai “Nuotando nell’aria!>>
<< Fai “Festa mesta”!>>
Le fa tutte mentre fumiamo e cantiamo.
Pian piano la gente comincia a sfollare; rimaniamo solo noi, seduti a rollare l’ultimo joint, e Wally che prova ad imitare il precedente menestrello esibendosi in una versione alquanto deludente di “No woman, no cry”.
Oltre a suonare male ha un terrificante accento triestino, ma è giovane e facciamo finta di niente dispensando complimenti.
Convinco il Pampa ad esibirsi nel suo pezzo forte: “La ballata del Cerrutti” di Giorgio Gaber.
La esegue come sempre con maestria, precisione e teatralità.
Wally è impressionato:
<< Ciò che bela sta canzon, mi la devo assolutamente imparar!>>
Il pensiero che possa un giorno cantarla con quell’ accento terrificante mi devasta.
E poi:
<< Muli mi andaró che doman de matina me toca andar a scola >>
Ciao, caro Bob Marley bianco e triestino.
L’ ematocrito è fuori scala ma non siamo ancora pienamente soddisfatti e decidiamo di spendere il tesoretto che abbiamo risparmiato grazie a Riccardo (sempre sia lodato).
Arriviamo al “Gat negher”.
Definirlo bar è un complimento:
è un antro stretto ed oscuro, ricettacolo di prostitute, portuali, spaccini, uomini con ancore tatuate sulle braccia irsute.
Prendiamo qualche flauto ed un giro di grappe per sgrassare, mentre giochiamo con un vecchio e storto calcetto.
Finiti i beveraggi ci immergiamo nuovamente nel piacevole silenzio notturno di Trieste, attraversando le piazze, i vicoli stretti e dannatamente impervi, rimbalzando sulle pareti dei palazzi asburgici.
Giungiamo infine sotto l’appartamento in Via Valdirivo.
Johnny ed io notiamo delle isole spartitraffico, quelle specie di bidoni ingombranti bianchi o rossi che vengono posti per delimitare una zona stradale.
In un gesto di impeto anarchico c’è lo carichiamo in spalla e lo trasciniamo per le scale, fino al secondo piano e lo depositiamo nel corridoio dell’appartamento.
Così…a sfregio.
Cerco un giaciglio per dormire in salotto ma la triade Sbiego, Peggy e Zorro si sono accaparrati furbescamente i posti migliori.
Mi siedo sull’unica poltrona rimasta ancora libera, la più scomoda di tutta Trieste.
Nella penombra, tra gli accendini, i posaceneri stracolmi ed i vuoti di bottiglia, noto una piccola macchiolina scura.
Un minuscolo pezzetto di fumo.
Mi giustifico che rollare e fumare l’ultimo stizzo è l’unico modo per riuscire ad addormentarmi in quel trespolo.
E così faccio.
Nota dell’autore:
-Furio ha cambiato sesso e nome. Ora è Valentina.
-Fanny non è mai passata al lato oscuro della stregoneria, a quanto mi risulta.
-La mia opera d’arte nel bagno di Bottondoro e delle sue Ancelle è stata cancellata facilmente.
-Di Wally si sono perse le tracce, ma posso dire con certezza che non ha sfondato in campo musicale.
-Riccardo rimane un nome che la ciurma ed io celebriamo volentieri ogni volta che abbiamo possibilità di ritrovarci. Spero stia bene.
-L’isola spartitraffico è rimasta nel corridoio dell’ appartamento di Via Valdirivo per i successivi due anni.
È stata lasciata lì, fino al trasloco.
Chissà dov’è, chissà con chi sarà.

Non conosco Trieste anche se l’ho vista spesso passando con l’auto, per andare a far snorkeling in Croazia, e sarebbe stato bello vedere questi angoli di paradiso notturno. La mia canzone: Laura.
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Mi risulta che quasi tutti i locali che ho citato siano chiusi o abbiano cambiato gestione. L’unico posto che rimane immutabile è il molo Audace.
Continua ad essere il posto preferito dagli universitari.
Per anni sono andato a Rovigno e mi ha capitato di fare qualche immersione. Fondali fantastici
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Sí, Rovigno è ideale ma pure Cres, te la consiglio, il mare è ancora più cristallino. Avevo dei musicisti che andavano al Rock Town a Cordenons ma io non ci son mai stata. Loro ci andavano per rimorchiare e quindi evitavo di stare con loro sennò pensavano che fossi la fidanzata.
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È da un po’ che non vado al Rocktown. Anni fa ho fatto dei “malanni”. Ormai credo si siano dimenticati,devo tornarci. È un bel locale.
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