La rappresaglia di Bad Gastein (Prima parte di tre)

La tappa invernale in Austria è diventata ormai una consuetudine annuale.

No…non andiamo in cerca di piaceri carnali al Wellcum (famoso puttanaio austriaco).

La meta è sempre Bad Gastein, stazione sciistica nel Salisburghese.

E no…non andiamo neanche in cerca di meravigliose discese innevate.

La nostra è una rappresaglia.

Una notte di caos e totale ricerca del piacere; possibilmente rovinando la giornata agli autoctoni.

Ma con il nostro stile.

Assistiamo ormai da decenni all’ invasione austriaca a Lignano Sabbiadoro in concomitanza con la Pentecoste.

In parole povere uno Spring Break pseudo-ariano.

Orde di gavanelli austriaci che si spaccano abbestia, vomitandosi addosso, collassando per i corsi, talvolta azzuffandosi tra di loro.

Il culmine è la festa presso l’ufficio balneare Ausonia.

Ammetto che più di una volta ci siamo appostati con una cassa di birra ad assistere a questo party autodistruttivo, assaporandone il lato comico e prendendoci gioco della loro tamarraggine.

Il problema è quello che lasciano alle loro spalle: il degrado totale.

Alla fine quello che ci rimane è sempre e solamente un’ incontenibile bile di rabbia e la sete di vendetta.

La squadra di guastatori è composta dal Kurma, Buch, Spruzzo, il Rulo, Fatteo, Mr Pisc, Marin, Mappa, Puta, Blackie ed il Vostro Affezionatissimo.

Raggruppiamo il commando a Manzano, ci riforniamo di liquidi, organizziamo le carrozze e partiamo per la tappa obbligatoria a Malnitz; qui caricheremo i mezzi sul trenino che ci porterà vicino all’ avamposto austriaco.

Dietro le linee nemiche.

Il viaggio procede bene, scorrevole, come la birra nei nostri gargarozzi.

La valle assomiglia vagamente alla Contea degli Hobbit, verde ed assolata.

Arriviamo a Malnitz giusto al sopraggiungere del treno.

Carichiamo le auto sul mostro ferroso e ci accomodiamo in cabina viaggiatori.

Un po’ di musica a fare da colonna sonora ci sta tutta così sincronizziamo la cassa Bluetooth e pochi secondi dopo “Feel good hit of the summer” dei Queens of the stone age spazza via il silenzio.

Il viaggio non durerà più di 20 min, di cui circa 15 attraverso una galleria che attraversa il complesso montuoso.

Il percorso so che metterà ansia al nostro amico Blackie, particolarmente sensibile agli spazi chiusi e situazioni su cui non può avere il totale controllo.

Difatti comincia presto ad agitarsi.

Ho la medicina.

Sfilo dalla cintura una bottiglietta mignon di Jägermeister e gliela porgo, invitandolo a berla tutta d’un fiato.

È titubante ma esegue l’ordine.

È il suo primo giro in giostra a Bad e non conosce come noi la sorpresa che ci aspetta all’uscita della galleria.

Gli promettiamo che ne varrà la pena.

Ed infatti è così.

Neve dappertutto, una vista quasi accecante; in totale contrasto con il paesaggio precedente.

Quella sensazione di smarrimento, di avere accidentalmente imboccato un Wormhole spazio-temporale e di trovarsi dall’altra parte del mondo.

Arrivati al capolinea risaliamo sulle nostre carrozze e ci dirigiamo verso Bad.

Il programma prevede:

⁃ check-in all’ ostello

⁃ qualche ora alle terme per espellere le tossine e dilatare i pori

⁃ assumere nuove tossine

⁃ cena carnivora al solito ristorantino

⁃ cocktail party nell’ alloggio

⁃ vagabondaggio selvaggio tra i vari locali della cittadina.

Siamo belli carichi quando arriviamo al check-in.

Per raggiungere il nostro alloggio dobbiamo attraversare la sala “relax” ma l’impresa è ardua; ci troviamo di fronte ad una stanza gremita di studenti, molto probabilmente in gita scolastica o per meglio dire in settimana bianca.

Sono tutti intenti ad aggiornare i loro profili social, vestiti ancora di tutto punto con le loro sgargianti tute da sci.

No, non completamente.

Non hanno gli scarponi.

Ci investe l’odore.

Mio Dio…l’ odore…

Mi trovo in difficoltà a descriverlo; ancora adesso questo particolare ricorre spesso quando rivanghiamo tra di noi i ricordi di questo viaggio.

Forse l’odore più vicino alla putrefazione o ad un obitorio.

Sudore ed ormoni adolescenziali in una stanza senza finestre, senza corrente d’aria.

Mi incattivisce.

Con il senno di poi avrei voluto il lanciafiamme di McCluskey.

“Qualcuno qui ha ordinato crauti flambé?”

Siamo sempre più motivati a rendere questa notte indimenticabile.

Arriviamo alla stanza designata e in un batter d’occhio Buch, il primo ad entrare, si ritrova letteralmente con la porta in mano.

Probabilmente ha spinto troppo energicamente.

Poco male; la sistema come se fosse un separe’.

“Così almeno c’è un po’ di ricambio d’aria” dice.

Cerca di non farsi notare mentre appoggia a fianco del letto una valigetta sospetta.

Capisco al volo cos’è: una vecchia promessa.

Ne riparleremo in seguito.

Molliamo tutto e ci presentiamo belli gasati al centro benessere di Bad.

Ci comportiamo da buzzurri mentre prendiamo possesso degli armadietti e ci denudiamo.

Il resto della clientela sembra indispettita dal nostro chiasso, dalle ciabatte che vengono lanciate da un settore all’altro, dalle imprecazioni.

Non conoscono ancora la nostra arma letale: Marin ed il suo parlare a vanvera, a voce più che sostenuta.

Ci infiliamo nella prima sauna disponibile.

Al suo interno solo un uomo di mezza età.

Povero diavolo.

Marin inizia il suo show.

Parla, parla e poi parla ancora.

Sempre.

Ininterrottamente.

Il pover’uomo mostra segni di cedimento; si mette le mani sulla testa, prova a tapparsi le orecchie.

Dopo pochi minuti non lo reggo più neanche io.

Esco e mi stendo su un lettino nella zona comfort.

Ma niente…lo sproloquiare del mio amico riesce a giungere fino a lì.

Nel frattempo Kurma sperimenta la doccia fredda senza alcun fastidio, impassibile ed imperturbabile.

A Buch invece sembra creargli qualche problema perché una delle sue blasfemie rimbomba per tutta la sala.

Ed anche al piano inferiore.

Ce lo rivelano Mappa e Fatteo appena ci incrociamo.

Utilizziamo la bilancia a disposizione per provare ad indovinare il peso del pingue Buch.

In palio un flauto di luppolo ma nessuno indovina; decidiamo quindi di premiarci tutti.

Ci rilassiamo un po’ nella piscina tropicale che ha uno sbocco nella parte esterna.

La vista è eccezionale, sta nevicando.

Presi dall’ entusiasmo iniziamo una chiassosa battaglia a palle di neve che si trasforma presto in una serie di sgambetti e dispetti; strategie per far cadere i compagni di ventura sul gelido terreno innevato.

Chi ne fa le spese è il povero Puta, troppo delicato e incapace di produrre violenza.

Veniamo redarguiti da qualcuno ma facciamo finta di niente.

Seguono tuffi a bomba (vietatissimi) ed il conseguente secondo richiamo.

Entriamo a scaglioni nelle piscine più piccole che si trovano nella parte sopraelevata del centro benessere.

A marinare in una di queste c’è una coppia

più o meno nostra coetanea.

Stanno amoreggiando.

Sembrano amichevoli, forse un po’ brilli.

Fatteo e Buch ci deliziano con un paio di flatulenze a pelo d’acqua che scatenano l’ ilarità nella coppietta.

Escono solamente quando il piazzatissimo Spruzzo ingaggia un combattimento acquatico con Marin.

Si azzuffano selvaggiamente come verdesche.

Nel frattempo entro con Puta, Mappa, Rulo e Mr Pisc in una delle saune adiacenti.

Dalla foschia creata dal calore si palesano due splendide e biondissime ragazze, per nulla intimorite.

Cala il gelo.

Sbruffoni sì ma anche un po’ gentlemen (a modo nostro); consapevoli che un commento fuori posto possa deflagrare in un casino.

Ci pensa Puta ad alleggerire la tensione. Uomo pacato e “leggermente” germofobico, si gira verso di noi e sussurra:

“Sto appoggiando le mie palle dove le ha appoggiate uno sconosciuto. Capite che lo faccio solo per voi, vero?”

Apprezziamo tutti.

Entra Marin ed io esco.

Non voglio che le ragazze mi associno a lui e alle sue digressioni.

Mentre chiudo la porta della sauna sento solo la sua voce inconfondibile che incalza con un “AH, COMUNQUE…”

Per fortuna la stanza e’ meglio insonorizzata della precedente e mi risparmio il resto.

Ci rincontriamo tutti al bar del complesso.

Si susseguono una quantità smodata di flauti.

Franziskaner.

Mr Pisc sta cavalcando l’onda e offre un giro, un altro e poi un altro. Decidiamo così di fare una sostanziosa cassa comune per il dopo cena.

Sarà lui il tesoriere, come sempre.

Torniamo a recuperare i nostri averi negli spogliatoi.

Altra bagarre.

Mi rendo ridicolo ai tornelli di uscita non capendone bene il funzionamento; mi sento un po’ svarionato a causa dell’alcol e della stanchezza.

Il personale del centro sembra indispettito.

Appena esco mi colpisce una sferzata di aria gelida, veramente piacevole e rigenerante ora che tutti i pori sono ben dilatati.

Che goduria.

Siamo così ben carburati e rilassati che non fatichiamo nel nostro cammino verso l’alloggio nonostante le nostre scarpe affondino di numerosi centimetri nella neve fresca.

La consapevolezza di non essere neanche all’inizio di questa rappresaglia e che il meglio (o il peggio) debba ancora arrivare ci motiva.

La truppa si mette in marcia.

Lascia un commento