Campo di calcio dissestato,perso nel nulla della campagna pordenonese.
L’erba è solo un vecchio ricordo.
Così tanta sabbia e terra da sentirla sotto i denti.

Spogliatoi angusti e puliti aprossimatamente; un alto rischio di contrarre toxoplasmosi o simili.
Bagno esterno, rigorosamente con la turca.
Un chioschetto tenuto in piedi da pannelli e lamiere, con una piccola e tamarrissima cassa che pompa a tutto volume un pezzo orrendo di Baby K e Giusy Ferreri.
Odore di pancetta abbrustolita che sfrigola su una vecchia ed unta griglia.
Palloni troppo gonfi o troppo sgonfi ma comunque destinati a volare fuori dal rettangolo di gioco, circondato dalla sterpaglia e dalle canalette d’acqua.
Giace a terra un ingegnoso retino fatto a mano per il recupero dei suddetti.
Numero spettatori: 5
Sfida di bassa classifica.
22 giocatori in campo e panchine cortissime.
Divise logore e troppo attillate ,testimoni di fisici un tempo più atletici ma oramai flaccidi ed imbolsiti.
Giocatori con capelli ossigenati e vistosa ricrescita; segno probabilmente di un imminente test tossicologico per riottenere la patente.

Qualche intervento ruvido che accende sporadici e coloriti battibecchi; utili solamente per scaricare un po’ di rabbia e frustrazione generata dai problemi quotidiani.
Non mancano i consueti improperi verso l’arbitro, il malcapitato di turno, fuori forma e quasi sempre lontano dall’azione.
I veri gesti tecnici sono le fantasiose ed iperboliche bestemmie che riecheggiano nel nulla della buia campagna.
Un numero spropositato di giocate goffe e gol improbabili che determinano un pirotecnico 2-2 che per quanto riguarda la classifica non serve a nessuno.
Una doccia (fredda), una birra (calda) ,un panino molliccio (tiepido) e qualche sbeffeggio sulle prestazioni personali e di squadra.
E poi di fretta a casa a disfare la borsa.
Perché domani ci si alza presto e bisogna lavorare.
E’ bellissimo, romantico e a suo modo poetico fare parte di tutto questo.
paga te le spese di queste povere società lasciate allo sbando se tanto ti da fastidio vederle così malconce
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Ciao, non ricordo di avere espresso fastidio.
Ho raccontato una realtà della provincia pordenonese e del calcio amatoriale in generale (di cui peraltro faccio parte da molti anni).
Una realtà di sacrificio e passione sia delle società che dei giocatori.
Forse non si è colto il lato ironico del racconto o forse non sono riuscito ad esprimerlo in maniera efficace.
E’ il mio modo di raccontare.
Tra l’altro alla fine scrivo chiaramente:
“E’ bellissimo, romantico e a suo modo poetico fare parte di tutto questo.”
Saluti
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