Diciamo che la giornata non è iniziata benissimo.
Alle solite problematiche personali si aggiunge anche l’anniversario della morte di Jeff Buckley; evento che mi rende sempre emotivamente vulnerabile e suscettibile.
A dirla tutta è dall’inizio dell’anno che la situazione quotidiana è pesantuccia quindi ho assolutamente bisogno di qualcosa di immersivo.
Il concerto/esibizione di Alessandro Cortini al Teatro San Giorgio di Udine per Sexto Unplugged diventa un ottima occasione per provare ad evadere in solitaria.
Un paio di informazioni sull’artista:
Alessandro Cortini è l’unico musicista italiano ad essere entrato nella Rock and Roll Hall of Fame (come membro dei Nine Inch Nails).
Nonostante lo abbia apprezzato numerose volte dal vivo dietro le tastiere ed i Synth con la band di Trent Reznor non sono mai riuscito a partecipare ad un live dei suoi progetti indipendenti.
Il mio amico Putano Hoffman vanta un corteggiamento pluridecennale mirato a portare l’artista di Forlì (espatriato negli States) nel Nord-est ma gli è sempre andata male.
Gli manderò un messaggio, giusto per farlo rosicare un pochino.
Solitamente mi preparerei una playlist ad hoc per affrontare il viaggio ma so già che ripiegherei sui soliti pezzi che mi danno conforto e sicurezza; avrei necessità di tutt’altro, di ascoltare qualche novità che mi scuota, quindi decido di affidarmi al terribile e fantomatico Algoritmo (che come sempre mi delude).
Ho scelto un outfit “raffinato”: bermuda da concerto Indie ( nella vecchia accettazione del termine), maglietta dei fenomenali Ninos Du Brasil (progetto di Nico Vascellari con cui Cortini ha collaborato), un paio di New Balance (solo perché non ho cazzi di andare a ravanare in cerca delle Converse da battaglia), tatuaggio dei NIN.
Una bella sinergia.
Sicuramente meglio delle solite magliette di Unknown Plasure e dei Tool che imperversano ormai a tutti i Live (da Gigi D’Alessio a Gazzelle).
L’orario dell’esibizione (19-00) ha lasciato un po’ tutti sorpresi.
La location è un piccolo e vecchiotto teatro che avrebbe bisogno di una generale rinfrescata.
Nel frattempo mi diletto in una delle mie occupazioni preferite: il birdwatching del pubblico in sala.
In questo caso variegato come raramente ne ho visti.
I più degni di nota: qualche vecchio indie dell’Old School, una coppia di turisti olandesi, giovani centrini della Udine bene, nerdoni con pettinatura alla “Fuori di testa” e maglietta di qualche sconosciuta marca di sintetizzatore, qualche Goth fan dei NIN, Nico Vascellari, qualche attempato che non riesco bene ad inquadrare.
Accanto a me sono seduti due espertoni di pedaliere, tastiere, cazzi e mazzi che mi annoiano parlando chiassosamente delle diatribe interne alle loro reciproche band sfigate; auguro loro una Yoko Ono.
Inaspettatamente è un sold out.
Quando Cortini sale sul palco mi pervade un pochino di nostalgia; quando inizio’ con i NIN era un ragazzo giovane con un fascino leggermente androgino; ora invece non sembra interessargli più i look imposti dal circo musicale.
Simpaticamente mi sembra si stia trasformando in Jack Black ed è ben lontano da quando saltava sulle tastiere nel tour di “With Teeth” con i NIN.
Sul palco si erge lo Strega, il sintetizzatore da lui creato ed utilizzato nelle sue recenti produzioni (tra cui va citata la colonna sonora della serie “Il mostro”).
Il progetto che presenta è un concept audiovisivo, “Nati Infiniti”, e si preannuncia come un’esperienza totalmente immersiva.
Il set inizia ed è subito un muro di suono vibrazionale che investe la platea.
Non sono suoni di questo mondo.
In alcuni momenti mi trovo a percepire l’ immobilità’ fredda di uno spazio infinito ma via via che lo Strega aggiunge elementi e la struttura si fa più stratificata mi proietta immagini ancora più ipnotiche ed ancestrali.
Come quella di un enorme buco nero, della scia di una cometa, di molecole che si scompongono e si fondono.
Cerco di concentrarmi nelle enormi vibrazioni che erogano le casse e mi faccio totalmente assorbire dall’esperienza mentre i visual proiettano in alta definizione vari tipi di superfici (tra cui penso di riconoscere quella di un crostaceo ed una tela bianca).
I contorni dell’artista all’opera si fondono con lo schermo retrostante.
Non esagero se dico che a volte mi sembra di essere immerso in un bagno digitale.
I pensieri scivolano come mercurio sulla seta, le preoccupazioni svaniscono e rimane solo magnificenza e bellezza di fronte a qualcosa di tanto grande quanto inafferrabile.
Alla conclusione del climax finale tutti si ritrovano sui loro scomodi seggiolini.
Applausi.
Credo che Martin Hannett, il visionario architetto del sound dei Joy Division, provasse qualcosa di simile nel suo ostinato tentativo di riprodurre i suoni che “sentiva” nella sua testa.
Nel frattempo Cortini e la sua celebre timidezza ringraziano e fuggono.
Ed è incredibile scoprire che anche il tempo si sia deformato e che 45 minuti siano passati così rapidamente.
Capisco dallo stupore generale che questo abbia sconvolto anche il resto del pubblico.
A sentire i presenti ne volevano di più.
Io ne avrei voluto di più.
Esco dal teatro ancora stranito e la luce del tramonto mi riporta ad una lucidità sovrannaturale.
Quei suoni che sembravano provenire da una dimensione aliena ed oscura erano comunque pieni di speranza.
Perfettamente equilibrati.
Lacrime e sorrisi, per citare un film.
Trattengo questa preziosa quanto fuggevole verità con l’intento di applicarla e fare il punto della situazione nella mia giungla mentale durante il tragitto di ritorno.
Ma questo è un altro viaggio.
Ed è solo mio.

BellaPier, sempre immersivi anche I tuoi pezzi. Grazie di condividerli con noi.
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bravo. Mi hai fatto rosicare più di un pochino. Però leggendoti mi è sembrato di essere lì con te.
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bravo. Mi hai fatto rosicare più di un pochino. Leggendoti però mi è sembrato di essere lì con te. W Le Streghe
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Un Sogno….una condivisone virtuale di qualcosa di molto reale: leggendoti, sembra di esserti stati accanto ! SuperPier! Bravo!
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